La Lituania e il beige

Resoconto di un training Erasmus+ sulle tecniche di mentoring a Vilnius, Lituania

Il beige è un colore strano, e ancora più strana è la mia tendenza ad associare alcuni luoghi a specifici colori. La mia teoria su questo paese Baltico è chiara e decisa: i luoghi e la gente sono beige, anzi sembrano beige, ma non lo sono. Il beige è un colore chiaro, pastello, elegante, ma non vivace. Un colore all’apparenza con poco carattere, senza sapore, ma con la capacità anche di scaldare, di essere dolce. Ecco, la Lituania secondo me è a primo impatto un paese spento e freddo, nulla in confronto al Mediterraneo o all’America Latina, eppure dopo una settimana di training sono tornata in patria pensando “Magari non ci vivrei per un lungo periodo, ma ci tornerei, questa terra la esplorerei meglio!”. Sì, lo so, siamo nella capitale con il più alto tasso di suicidi in Europa, e sì, si sente l’influsso del passato di occupazione sovietica. MA, c’è un MA: la gente, le nostre trainers e le compagne di corso lituane erano persone squisite, dolci e divertenti, ospitali e aperte all’incontro con noi, un gruppone di 25 persone (o forse più) provenienti da Bulgaria, Croazia, Macedonia, Grecia, Italia, Moldavia, Lituania, Portogallo, Romania, Spagna, Turchia e Ucraina. 12 paesi, 12 lingue, 12 culture diverse. 

da sx: il caffè (buono) di Caif Cafè; io in mezzo alla neve in una giornata di sole; l'altalena sull'acqua della Repubblica di Užupis; una libreria cittadina (una casetta con libri che i passanti possono prendere tranquillamente.
da sx: il caffè (buono) di Caif Café; la sottoscritta in mezzo alla neve in una giornata di sole; l’altalena sull’acqua della Repubblica di Užupis; una libreria cittadina (una casetta con libri che i passanti possono prendere tranquillamente (littlefreelibrary.org).

Che cosa ho amato di questa città?

In primis, come l’ho vissuta, ovvero attraverso un training europeo Erasmus+ a cui mi ero candidata con leggerezza: quando ormai me ne ero scordata, ecco l’email in cui venivo accettata, i primi contatti con Prisca, la ragazza italiana che partiva con me, la prenotazione del volo da Bergamo e l’organizzazione del pernottamento dalla mia amica Mara. Quindi, a voler essere precisi, il mio viaggio è stato anche scoperta della città bergamasca con una guida locale (tanti cuoricini per Mara)! Il tema del corso era il mentoring, nel contesto del Servizio Volontario Europeo e non solo. Io come insegnante e camp leader ho imparato davvero TANTISSIMO, sono tornata a casa con un bagaglio di conoscenze pazzesco, oltre ad aver migliorato e preso coscienza dell’inglese, lingua utilizzata 24h24 al corso.

Alloggiavamo in un ostello che super consiglio (Pogo Hostel) a letteralmente due passi dalla cattedrale e dalla strada principale, vicina quindi ai pubs che abbiamo frequentato spessissimo, provando le birre locali, le zuppe, le serate di scambio linguistico e di balli latinoamericani (sì, anche in Lituania!!).

Il tempo di visitare il posto non è stato moltissimo, alcuni del gruppo sono andati al meraviglioso castello di Trakai, che io mi sono persa per passare un pomeriggio con la mia nuova amica greca, Stella, insegnante di inglese e con un percorso di vita simile al mio.

Il cibo: non mi ha delusa, ma nemmeno entusiasmata: certo, dopo aver visto i miei compagni di corso mangiare pesto e cetrioli per colazione, posso dire di aver visto tutto a questo mondo! Ho provato il loro caffè, non male le zuppe (inverno e zuppe calde, ottima combinazione), troppe salsine strane con qualsiasi cibo arrivasse, ogni caraffa d’acqua aveva sempre un frutto dentro (limone, arancia, ribes) per dargli un aroma fresco. La città è piena di chioschetti chiusi che vendono cibo o caffè, le catene internazionali sono presenti ovviamente, la gente è pacata e cortese e parla un buonissimo inglese. Il freddo: sì, eravamo sotto lo zero, ma il freddo è secco, quindi una volta coperti starete benissimo. Io ho sofferto di più il caldo soffocante dei luoghi chiusi (viva il mio giaccone di Decathlon! E viva l’abbigliamento a cipolla).

Devo assolutamente spendere due parole sulla Repubblica di Užupis, un quartiere visitato l’ultimo giorno in fretta e furia e che merita un approfondimento. Ex luogo malfamato e povero (malaffare, prostitute, artigiani etc), la Montmartre lituana è un luogo artistico divenuto indipendente, con tanto di costituzione. Il fiume Vilnia (a tratti ghiacciato) passa per di lì e delimita la frontiera di un luogo magico. Alcune voci della costituzione della Užupio Res Publika:

4. Tutti hanno il diritto di fare errori
5. Tutti hanno il diritto di essere unici

6. Tutti hanno il diritto di amare
7. Tutti hanno il diritto di non essere amati

16. Tutti hanno il diritto di essere felici

Qui, nella capitale dei suicidi, c’è una repubblica della felicità con una costituzione meravigliosa. Da non crederci! Ecco che torna il beige, apparentemente insipido e senza vivacità, che diventa caldo, ci accarezza, ci strappa un sorriso. Questa è la Lituania ai miei occhi. Mai avere pregiudizi sui luoghi.

Vi lascio con il commento che scrissi a caldo appena tornata dalla Lituania, e che racconta tutto, tutta la bellezza dell’incontro con nuovi amici sparsi per l’Europa:

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